E' una vita che corro. Una volta, quando gli anni nelle gambe erano davvero meno, correvo, correvo, correvo. Non serve che spieghi a chi non l'ha mai provato cosa senti,come vivi e cosa provi quando corri. La necessità fisica di superarsi e di isolarsi per dar libero sfogo a tutti i pensieri che, imprigionati e compressi durante il giorno, riescono finalmente a straripare, lasciando spazio a quelli nuovi che verranno il giorno successivo
Poi, in un giorno di merda di sette anni fa, un incidente in moto ha fermato di colpo la mia corsa, e tutto è cambiato. Le priorità sono diventate altre, e, per un certo tempo, anche solo il pensiero di correre era impossibile. Primo riprendere a camminare e, senza assomigliare al Gobbo di Notre Dame. Sono serviti interventi, gessi e riabilitazione ed una determinazione che, sinceramente, non pensavo di avere. L'importante è mettersi in testa un'idea e, cascasse il mondo, non levarsela mai di mente. Pietrolina dopo pietrolina si sposta una montagna.
Lo facevo per me, per riprendere una vita che, da pirla, avevo messo a rischio, solo per risparmiare sull'acquisto di un paio di gomme.
Lo facevo per mia figlia, per poter giocare con lei senza inseguirla zoppicando. Per darle la sicurezza di essere io il suo sostegno e non il contrario. Per aver il suo sorriso tutto intero, non oscurato da nessuna preoccupazione.
Non è stato poi così difficile. Le pietroline, una dopo l'altra, non pesano poi tanto, portano via solo tempo, e di quello, allora, pensavo di averne tanto.
E così, senza accorgermene, ho perso i miei obbiettivi e le mie speranze, i sogni inespressi e le tante emozioni di cui mi nutrivo. Ho ricominciato a correre, ma in maniera diversa. A correre dietro al mio lavoro, che doveva continuare, al mio recupero con la fisioterapia (grazie Piero!!!), ai soldi ed ai miei sogni. E tu vai, fai e disfi brandelli della tua esistenza senza accorgerti che passa, senza prenderi un poco del tuo tempo per te,a fermarti e a contare le nuvole. E mi sono prosciugato.
Come ho scritto all'inizio è una vita che corro, che non mi fermo mai, che non mi guardo dentro. Fino a ieri, in senso lato. In realtà il mio ieri corrisponde a circa un mese fa.
Ed in quell'attimo di panico mi sono fermato. E ho pensato tanto. L'anima si è risvegliata lentamente da un lungo sonno letargico. Ho vissuto con pena, vedendolo tutto il tempo trascorso, un lungo filmato contenente le cose che ho fatto, quelle poche giuste e le molte sbagliate, mi sono ricordato di com'ero allora, giovane e pieno di speranze e di energie e mi sono visto di colpo adulto. Non è stato tutto da buttar via, la mia vita è anche e soprattutto mia figlia, e quando la guardo il mio cielo dentro brilla di mille soli, ma ad eccezione di questo non è stato granchè bello.
E' stato lì, in quel preciso istante che ho deciso di riprendere a correre, come facevo allora, come se fossero passati solo un paio di giorni e non almeno 15 anni, dall'ultima volta. Ho inspirato forte, e mi son rimesso il berrettino sugli occhi. E sono ritornato a galla a respirare, dopo un periodo troppo lungo sott'acqua. Mi sono messo le mie scarpette e ho continuato il percorso improvvisamente interrotto.
A momenti rischio l'infarto, ma è passato, e ne valeva ampiamente la pena.
Oggi è più di un mese che ho ripreso, vado piano come una tartaruga con l'artrite, ma la determinazione è ancora tanta e la coscienza delle cose che voglio ancora fare è altrettanto forte; oltretutto con questi ritmi non posso far altro che migliorare!. I problemi fisici sono all'ordine del giorno, ed al momento mi son dovuto sono fermare per colpa di un tendine che non sopporta che mi rimetta a fare il giovane, ma lo sto riconducendo alla ragione. E' stato in questi giorni di riposo forzato che è maturata un'idea, ed ho affiancato (ed al momento sostituito, ma ancora solo più per poco) all'emozione liberata con la corsa quella che mi ha da sempre procurato scrivere, anche questa una mia "vecchia" passione (devo smettere da subito di usare parole come "vecchio"). Prima ho iniziato a rompere il prossimo, con qualche mail a chi ha voglia e tempo per starmi a sentire, ma in seguito è diventato una valvola di sfogo quasi obbligata. Mentre mettere il tutto su un editor di testi non mi sembrava il massimo, l'alternativa dell'idea di un blog è venuta fuori quasi per caso, parlando con chi aveva avuto modo di apprezzare qualche mio scritto. Proviamo.
E così, oggi 25 giugno 2009, provo a svoltare un angolo imprevisto, senza sapere cosa mi riserverà questa scelta domani, iniziando qualcosa che, al momento non posso nenche lontanamente immaginare cosa mi porterà e dove, ma ci provo. E la mia strada la percorrerò di corsa, non so vederla in maniera diversa.
Prova a prendermi!