sabato 8 settembre 2018

Come si misura la felicità

Era il 2004, a Settembre, un sabato pomeriggio.
Una bimba di 4 anni, con i capelli a caschetto e due bellissimi occhioni color del bosco percorre, per mano al suo papà ed alla sua mamma, il viale inghiaiato davanti alla palazzina di caccia di Stupinigi, che in quell'occasione ospita l'annuale esposizione mondiale felina. All'interno gatti di ogni specie, piccoli, grandi, enormi, a pelo lungo, corto, nudi, di tutto. Con la sua manina tiene stretto il dito del suo papà, quel papà speciale e incredibile, che l'ha portata lì e che subito dopo la biglietteria si è chinato e le ha sussurrato: "piccina, scegli il gatto che vuoi, che il tuo papà te lo prende".

Ora, per quelli di voi che hanno una bimba piccola che adorano ma che nel contempo godono di una situazione economica sempre sull'orlo dell'abisso, vi do un consiglio: quella frase lì sopra è una frase da NON dire MAI. Gatti, cani, canarini, cercopitechi nani, MAI.

La bimba ha gli occhi sgranati, è timorosa, il primo animale che si presenta nel percorso di visita è un bellissimo esemplare di siberiano grande quasi quanto lei che la guarda con alterigia, lei non si osa ad avvicinarsi più di tanto. "Questo no", mormora scuotendo il capino ed allontanandosi in fretta da quella lince neanche tanto in miniatura.
L'esposizione è veramente imponente, c'è da perdersi, c'è da rimanere affascinati a vedere una cucciolata di certosini mentre si azzuffano o una coppia di sofisticati siamesi languidamente distesi che ti osservano sornioni. Ma la piccola, nonostante sia piccola, non si perde, con attenzione e metodo parte e passa in rassegna tutti gli animali, su alcuni non si sofferma più di tanto, (il gatto nudo la fa molto ridere) ma molte altre volte invece prova una carezza, un grattino sotto il mento. Solo una volta si è fermata abbastanza a lungo. All'interno dello spazio una gattina bianca, con lo sguardo un po' imbronciato, sonnecchia vicino a suo fratello.
Un'ora abbondante dopo, la bambina ha esaminato attentamente tutti i gatti presenti nella rassegna. Torna indietro fino ad un allevamento spagnolo, dal nome altisonante, Montericmei - Gatos exoticos - al cui interno c'è lo spazio con la gattina bianca. Questa si avvicina timida ma dopo poco accetta le carezzine e le fa le fusa, lei gli si piazza di fianco, la guarda, mi guarda e sorride "Questo", gli dice. 

Il gatto (anzi la gatta) effettivamente è proprio bella. Mamma annuisce, piace anche a Lei. Vabbè. 
Il papà richiama l'attenzione dell'allevatore spagnolo. Sa destreggiarsi perfettamente, sa che per parlare fluentemente spagnolo basta aggiungere una esse alla fine di ogni parola. Tira fuori il portafogli. 
"Quantos por los gatos?" chiede, indicando il cucciolo.
"Mil doscientos" è la laconica risposta. 
"Pesos?" chiede con voce strozzata il papà
"Euros", gli viene risposto. 

Un attimo di silenzio ed il papà prende per mano la piccina "Ciccia - le dice - il gattino forse non lo vendono, ma ce ne sono molti altri, sei sicura di aver visto proprio benebenebene?"

La bambina non si scompone, ha la massima fiducia nel suo adorabile papà anche se in quel momento ha la voce rauca ed uno strano colorito verdognolo, lo ascolta come fa sempre, gli allunga un bacino, gli riprende il dito nella sua manina e ricomincia giudiziosamente il giro, ripassando con la massima tranquillità tutto il percorso. 

Alla fine del giro la bambina è di nuovo davanti all'allevamento spagnolo "Sì, sono sicura, è questo, papino". (Papino no, ti prego, non sono mai riuscito a resistere alla sua voce quando mi chiama papino). "Proprio sicura sicura?" 
"Sicurissima, papino". (sono spacciato)

Inizia una lenta trattativa degna del miglior venditore di borse Louis Vuitton contraffatte sul lungomare di Rimini. Non sanno mica con chi hanno a che fare, loro. 

"Vannos benes 20 Euros?"   -    "Mil doscientos" è la risposta.
"100 Euros e dos caffes?"   -    "Mil doscientos"
"250 Euros mi voglios rovinares?" -    "Mil doscientos"
"500 Euros e non ne parlamos piùs?" -    "Mil doscientos". 
Non si schioda il balordo. 

In soccorso del genitore arriva una gentile signora dell'organizzazione, lo salva da quella situazione penosa, parla fluentemente spagnolo lei, e spiega che il cucciolo è figlio del pluripremiato campione del mondo Maynate Bulgari Serbelloni Mazzanti Viendalmare. 
"Corre così veloce?" domanda il papà stupito. Lo guardano come si fa con chi proprio non ci arriva, gli spiegano che i gatti più belli vengono selezionati da una giuria e scelti per bellezza, armonia delle forme, portamento. Il papà la trova una cosa degna della miglior corrazzata Potemkin di Fantozzi, ma si astiene da ogni commento. Gli viene spiegato che il prezzo è così caro perché è un esemplare da concorso e da riproduzione, quindi riservato agli allevatori che intendano migliorare il proprio allevamento. Solo un matto lo prenderebbe come cucciolo per la propria bambina.
Il papà si volta verso la piccola  e si china come aveva fatto la mattina "piccina - gli dice - il gattino costa troppi soldini, sei proprio sicura di non averne visto un altro che ti piaccia?"
La bambina non si scompone "Papino, ma tu mi hai detto di scegliere un gatto che me lo avresti preso, è questo il gatto che mi piace e io piaccio a lui" risponde con molta tranquillità. 
Il papà è alle corde e si volta verso l'allevatore:
"1100 Euros e una bottiglias di San Simones?" 
"Mil doscientos"risponde con un sorriso l'allevatore, che sa di averlo finalmente in pugno.

Siglato l'accordo con una stretta di mano, viene fuori un piccolo problemino. L'allevatore ripartirà alla volta del paese iberico domenica sera, non accetta assegni né 600 cambiali da  due euro, né il bonifico il lunedì, ovverosia "a babbo morto" da quel tizio che non gli sembra così affidabile. In contanti dal primo all'ultimo. 

Il papà si prende due giorni per recuperare il malloppo, ma le banche sono chiuse e il bancomat gli eroga, al massimo, 600 Euro, poi gli chiude anche la saracinesca e gli impedisce di avvicinarsi. Il papà telefona al di lui papà, alias il nonno della piccina. Questa la reale testimonianza della telefonata. 
"Ciao papà sono io, senti avrei bisogno di un piacere. Mi servirebbero entro domani 600 Euro. Me li puoi anticipare, che lunedì (martedì, venerdì.....) te li rendo?
"Sì certo, ma cosa ci devi fare?"
"E' per un gatto, sai la Ciccia, l'esposizione felina....)
"MA TU SEI FUORI DI TESTA!!!! 600 Euro per un gatto? Ma vai su in montagna, gira un po' e recupera uno dei randagini a cui tua mamma da mangiare, sono gratis!"
"Veramente papà il gatto ne costa 1200, ma 600 li ho recuperati io, solo che sai, il bancomat....."
Rumore del genitore che sembra si stia strozzando.
"Cos... @azz... p#rc....  Senti figliolo, TU HAI dei grossi problemi ed io ho deciso di aiutarti. Ne avessi bisogno per il lavoro, per la casa, per la macchina te li do subito, te ne do il doppio o il triplo, ma spendere tutto quel denaro per un gatto è da folli ed incoscienti. Ciao" Click.

Il papà allora si rivolge al suocero, non parla più assolutamente di felini e di prezzi ma inventa una scusa plausibile e riesce finalmente ad ottenere il contante. 

E' una domenica pomeriggio. Per tutta la mattina la piccola è stata una piccola pazza indemoniata, che chiede quanto manca ogni dieci minuti, che ha messo in fila per due in duecento e passa peluches sul pavimento del salotto per fare le presentazioni (prima i gatti così si abitua). Anche attraverso il dito stretto nella manina della piccina il papà sente la sua eccitazione. Arrivati allo stand l'allevatore intasca i contanti, carezza il cucciolo, recita silenziosamente una preghiera di ringraziamento e lo consegna alla piccina che finalmente se lo può abbracciare.  "Si chiama Julia Roberts dei Montericmei" le spiega.
"Tanto io la chiamerò Tabata", risponde decisa la bimba.

Quanto si misura la felicità?
Perché questa è stata una delle volte in cui l'ho vista più felice, radiosa.

La famigliola fa per allontanarsi ma l'allevatore la ferma "Non potete andare" spiega in un italiano nemmeno tanto stentato (capiva la lingua, il bastardo) "E' stata scelta dalla giuria nella categoria cuccioli, non appartiene più al mio allevamento, tra poco dovete presentarla sul palco" Il papà non ha intenzione certo di salire lì sopra, spiega all'allevatore che quella sarà l'ultima volta che quel gattino farà una cosa del genere. L'allevatore si offre di accompagnare la bimba e così, pochi minuti dopo, una bimba impacciata con una gattina bianca si presenta timida sul palco, sotto gli occhi di centinaia di persone. "Come si chiama?" gli viene domandato "Tabata" risponde decisa "E' la mia gatta, sì", dice con orgoglio.
Il cucciolo riceverà il secondo premio di categoria ed il terzo premio generale, due coccarde che andranno a finire dimenticate in qualche cassetto. 

Finalmente a casa, esauriti i convenevoli presentati uno ad uno tutti i duecento e passa peluche - piacere Tabata, piacere coniglio Tippete ecc.. - mimati dalla piccola ed assecondati dalla gattina un po' smarrita, quest'ultima viene poi accompagnata nel bagno per la notte e chiusa dentro (per evitare che si possa nascondere da qualche parte nella casa grande), con qualche peluche, i generi di prima necessità e la lettiera. 

Alla mattina successiva, nel bagno sono rimasti solo i peluche, oltre alla conferma che la gatta ha già imparato l'uso della lettiera. Il cucciolo è svanito nel nulla.

Interrogata la famiglia - la piccola giura di non essersi allontanata nottetempo per portare la gattina nel suo letto, il papà la accompagna all'asilo che lei è quasi in lacrime, la tranquillizza; poi telefona in studio per avvertire che farà tardi e inizia una ricerca che nemmeno i RIS della serie televisiva. Inizia dal bagno di sopra con estrema attenzione, apre sportelli, fruga nel cesto della biancheria sporca, nella lavatrice, poi chiude la porta per evitare che il felino lo freghi sgusciandogli alle spalle e passa alla stanza successiva. Due ore di indagine dopo il papà si ritrova affranto, senza nulla di fatto, nel bagno da cui è partito, seduto sulla tazza del water. Del gatto nessuna traccia, sparito volatilizzato. "Ma dove ca@@o sei" si dice, a voce bassa. 
Da qualche parte sotto di lui, lento, sente come un morbido suono di fusa. Il papà si china, prova a chiamare, il suono sembra provenire dall'interno del bidet. Dietro, in corrispondenza degli attacchi, c'è uno spazio ma non ci passa la mano, l'animale si è rifugiato lì e non sa o non vuole uscire. 
Il papà si arma di pazienza, poi recupera un paio di chiavi inglesi e smonta il bidet, lo sposta, tira fuori il cucciolo che lo guarda con gli occhioni come il gatto con gli stivali del cartone animato, mentre gli regala un sonoro ronron di ringraziamento o di scuse.

"Ti ho appena pagato milleduecento euro perciò oggi non ti uccido" dice il papà alla gatta, mentre la tiene in braccio, "ma non garantisco per la prossima volta".

Settembre 2018. La veterinaria porta via il trasportino con una gattina bianca oramai morente. All'interno della casa qualcuno piange sommessamente. 

E non ho mai rifissato definitivamente il bidet.



Ciao, Tabata. Eh sì, che ci mancherai

8 commenti:

  1. Tu sai che io so.
    E quindi non dico nulla, solo, mi spiace tanto.

    Cotoletta.

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    1. Ho solo ricordi del bel tempo trascorso insieme a scaldarmi. E un po' di vuoto la mattina quando non spinge più la porta del bagno. Ma grazie.

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  2. mi dispiace tanto.... dai un bacio alla tua Ciccia, per lei immagino sia stata come una sorella

    Sabina Folada

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    1. E' stata una compagna discreta nei suoi pomeriggi di studio, dove stava una trovavi l'altra, raggomitolata a dormire. Tabata non amava stare in braccio, l'unica che poteva prenderla senza moti di ribellione era lei.
      E' quindici giorni che mia figlia fa la finta dura, ma so che le pesa stare da sola in casa "prima non ero mai sola", mi ha detto.

      Grazie

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  3. E poi dicono, alcuni umani, che gli animali non hanno un' anima : quella micetta ti mancherà, Ing.Totson ... e senza di lei la vita ti sembrerà un poco più amara !

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    1. Anche se è sempre stata una presenza discreta ci manca e anche parecchio. D'estate per le vacanze la portavamo in montagna e là, con mia madre, si tenevano compagnia a vicenda.
      Mi piace immaginare che siano insieme dietro ai vetri di una finestra lassù, adesso, a guardare fuori.

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