A volte, sollevandomi dal grigio profondo delle parole inutili mai spese emerge un sorriso, striscia sottile di luce intensa: è quanto basta, nel momento, per scovare in tasca uno straccio piccolo e sdrucito di serenità, anche se non ne capisco con chiarezza il collegamento.
A volte, riprendendo vecchi discorsi persi vorrei ritrovare la completezza dei miei ragionamenti e finirli, una volta per tutte.
Vorrei fare il collezionista di sensi, già. Vorrei iniziare una catalogazione nuova per racciogliere emozioni, incontri ed umori spesi, ritrovando, sfogliandone le pagine, gli stessi colori intensi e gli odori di quei momenti, coperti dalla velina rugosa e giallina. Li catalogherei per anno, luogo, persona e giudizio globale.
"Oggi ti guardavo, perdendomi. Eri appoggiata morbida, educatamente composta sul sedile di fòrmica ed opaco acciaio, sul tràm della linea 16. Tu parlavi e parlavi, accompagnata nel ritmico sussultare, nello scuotersi metalllico del vagone sui binari, nei cappotti consunti, negli sguardi assenti catturati dalle pubblicità dondolanti appese al corrimano. Non sentivo, ormai definitivamente intrappolato nella rete di ragno che avevano intessuto i tuoi occhi. I filari degli alberi passavano veloci, dietro goccioline leggere, dimenticandosi istantaneamente di noi, delle tue parole regalate e delle nostre stesse esistenze. Lente macchine dai fanali accesi si incolonnavano disordinatamente ai semafori, i vividi colori al neon all'interno rendevano grigio tutto quello che pendeva fuori dai finestrini opachi ermeticamente chiusi. E non potevo fare altro che fissarti rapito, scrutando nel profondo di quegli occhi color castagna che mi fan sempre venir voglia di prenderti una mano, baciarne l'incavo del polso ed indovinare i battiti con la pressione delle labbra.
Lo scampanellio. Luce di fermata prenotata, sempre troppo presto.
La tua fermata, infine.
Sei scesa, senza una parola, senza sorrisi nè rimpianti. E nel silenzio più totale che mi circondava ti sei sciolta, confondendoti nella stessa nebbia che ti attendeva paziente sotto la pensilina.
Saranno almeno vent'anni, che non prendo più il 16."
A volte, riprendendo vecchi discorsi persi vorrei ritrovare la completezza dei miei ragionamenti e finirli, una volta per tutte.
Vorrei fare il collezionista di sensi, già. Vorrei iniziare una catalogazione nuova per racciogliere emozioni, incontri ed umori spesi, ritrovando, sfogliandone le pagine, gli stessi colori intensi e gli odori di quei momenti, coperti dalla velina rugosa e giallina. Li catalogherei per anno, luogo, persona e giudizio globale.
"Oggi ti guardavo, perdendomi. Eri appoggiata morbida, educatamente composta sul sedile di fòrmica ed opaco acciaio, sul tràm della linea 16. Tu parlavi e parlavi, accompagnata nel ritmico sussultare, nello scuotersi metalllico del vagone sui binari, nei cappotti consunti, negli sguardi assenti catturati dalle pubblicità dondolanti appese al corrimano. Non sentivo, ormai definitivamente intrappolato nella rete di ragno che avevano intessuto i tuoi occhi. I filari degli alberi passavano veloci, dietro goccioline leggere, dimenticandosi istantaneamente di noi, delle tue parole regalate e delle nostre stesse esistenze. Lente macchine dai fanali accesi si incolonnavano disordinatamente ai semafori, i vividi colori al neon all'interno rendevano grigio tutto quello che pendeva fuori dai finestrini opachi ermeticamente chiusi. E non potevo fare altro che fissarti rapito, scrutando nel profondo di quegli occhi color castagna che mi fan sempre venir voglia di prenderti una mano, baciarne l'incavo del polso ed indovinare i battiti con la pressione delle labbra.
Lo scampanellio. Luce di fermata prenotata, sempre troppo presto.
La tua fermata, infine.
Sei scesa, senza una parola, senza sorrisi nè rimpianti. E nel silenzio più totale che mi circondava ti sei sciolta, confondendoti nella stessa nebbia che ti attendeva paziente sotto la pensilina.
Saranno almeno vent'anni, che non prendo più il 16."
Ho in animo di:
Continuare a scrivere di Paco. Mi ha telefonato e mi ha detto se son due mesi che è lì, fermo nella storia in quella stramaledetta sala del ristorante ed ancora non ha incontrato Sveva. Gli son venuti i crampi, poverino.
Scrivere una storia intitolata "L'ultima volta". Comincia con: "Vi siete mai resi conto.. "
Scrivere una storia intitolata "L'uomo allo specchio". Comincia con: "Fuochi d'artificio.."
Scrivere una storia intitolata "L'uomo allo specchio". Comincia con: "Fuochi d'artificio.."
Scrivere una storia intitolata "Sogno ad occhi aperti" Ed è un'evoluzione di questo
Scrivere una storia intitolata "Meduse". Comincia con: "nebbiolina, come in guerra di..."
Scrivere una storia intitolata "Meduse". Comincia con: "nebbiolina, come in guerra di..."
Trovarne uno veramente, ma veramente bravo...
(In alternativa cambiare pusher....)
(In alternativa cambiare pusher....)
Ascoltarmi ancora una volta questa. Magari a voi ha stufato. Ma a me invece no.
Fate finta di niente, che oggi non mi capisco nemmeno io.
Ed ho detto tutto.
Ed ho detto tutto.
