E' dura. E' quello che doveva essere. E' quello che volevo, forse, ora non lo capisco più. Sopra la corda, tesa allo spasmo ma che, una volta che ci sei sopra e ti ci affidi, ondeggia e ti lascia da solo, separato dal mondo che non vuoi e che non ti vuole.
E'debole. La tua forza, il tuo coraggio e la determinazione. Ma sei lassù, e, dal basso, non capiscono. Loro non sanno. Hanno pagato il biglietto, loro. Vogliono lo spettacolo. Daglielo, in un modo o nell'altro.
Stanno a naso in su e, silenziosi, guardano, osservano, scrutano. Segretamente speranzosi che un'incertezza, un'esitazione ti faccia almeno vacillare. Non dargliela vinta, mai. Osa.
Le tue mani. Sono tutto e non stringono che niente, tranne la consunta consapevolezza di te, a farti da bilanciere. Altro non hai. Basterano.
La politica dei piccoli passi. Il primo, quello che ti allontana dalla solidità concreta della partenza, dalle certezze, dalle sicurezze a cui spesso ti aggrappi, ecco quello è il più duro. Ma devi andare. Devi dimostrare che puoi, che sai, che vali. E vai. Metti il primo piede esitando, senti sotto di te la cruda durezza della fune e che non c'è niente attorno. Sei solo.
La politica dei piccoli passi. Il primo, quello che ti allontana dalla solidità concreta della partenza, dalle certezze, dalle sicurezze a cui spesso ti aggrappi, ecco quello è il più duro. Ma devi andare. Devi dimostrare che puoi, che sai, che vali. E vai. Metti il primo piede esitando, senti sotto di te la cruda durezza della fune e che non c'è niente attorno. Sei solo.
Altre volte hai provato e sei caduto, ma avevi mani forti pronte a sorreggerti. Quante voci ti dicevano "puoi farcela". Questa è l'ora, non puoi più tirarti indietro.
E così vai avanti, saltimbanco fragile e solo. In equilibrio tra il nulla. Più vicino alle nuvole, ma ancora troppo alla terra. In silenzio, ti appoggi all'aria che si fa silenzio ed attesa, intorno a te. Sei tutto il malandato circo che ti circonda. Sei i tristi pagliacci con la lacrima dipinta, sei quel tendone rattoppato. Sei quei mille lustrini che dietro nascondono dolore, miseria e disperazione. Sei quel vecchio leone, da troppo tempo chiuso inerte in gabbia ma che ha ancora negli occhi il colore caldo della savana. E puoi ancora far male, se devi mordere.
E quasi immobile la percorri, quella fune che all'inizio sembrava infinita, ma basta il tempo di un fiato e sei già a metà, avvolto nel cono di luce che lascia tutto e tutti in ombra, anche se sai che ci sono, e che ti vedono, sicuro e concentrato, attento ed invincibile. Tu solo sai che non è così.
Sono vulnerabile, visto da qui. Ma voi, là sotto, non ve ne accorgerete.
Mai.
[Thank's to Fragole Infinite]
